{"id":12230,"date":"2017-01-12T00:00:00","date_gmt":"2017-01-11T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/libinst.detail-digital.ch\/denkanstoesse\/la-cultura-di-sinistra-il-big-government-e-il-trionfo-dello-stato-moderno\/"},"modified":"2017-01-12T00:00:00","modified_gmt":"2017-01-11T23:00:00","slug":"la-cultura-di-sinistra-il-big-government-e-il-trionfo-dello-stato-moderno","status":"publish","type":"denkanstoesse","link":"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/spunti-di-riflessione\/la-cultura-di-sinistra-il-big-government-e-il-trionfo-dello-stato-moderno\/","title":{"rendered":"La cultura di sinistra, il Big Government e il trionfo dello Stato moderno"},"content":{"rendered":"<p class=\"first\"><span class=\"first-letter\">I<\/span>l successo di Donald Trump alle elezioni statunitensi ha gettato nello sconforto larga parte dell&#8217;intellighenzia americana e no, timorosa che il nuovo presidente possa utilizzare in modo irresponsabile gli ampi poteri concentratisi a Washington. Anche fuori degli Stati Uniti il mondo progressista \u00e8 terrorizzato dall&#8217;emergere di leader ritenuti pericolosi e populisti, \u201crazzisti\u201d, disgregatori delle relazioni sociali, pronti a soffiare sul fuoco degli odi e dei risentimenti.<\/p>\n<p>Quale che sia il giudizio che si esprime su Trump, come su Marine Le Pen oppure su Beppe Grillo, a questo punto bisognerebbe per\u00f2 chiedersi se sia stato saggio trasformare un&#8217;entit\u00e0 relativamente poco invasiva sul piano delle relazioni economiche e sociali \u2014 lo Stato di un secolo e mezzo fa \u2014 nel Leviatano che oggi conosciamo: anche ricordando quale \u00e8 stato il ruolo giocato dalla cultura progressista nel legittimare il trionfo del <em>welfare State<\/em>, all&#8217;interno, e del <em>warfare State<\/em>, all&#8217;estero.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, in America non sono stati forse i campioni della sinistra (da Roosevelt a Kennedy, da Johnson a Obama) a dilatare sempre pi\u00f9 i poteri pubblici e a dare vita al <em>Big Government<\/em> che oggi conosciamo? Non c&#8217;\u00e8 dubbio che i fautori di una politica internazionale sempre pi\u00f9 attiva \u2014 al fine di esportare nel mondo la democrazia \u2014 e di uno Stato sociale sempre pi\u00f9 presente nella vita economica \u2014 volto a ridurre le diseguaglianze \u2014 avevano immaginato che il potere statale fosse destinato a restare per sempre nelle mani dei &#8220;buoni&#8221;: di quanti erano buoni ai loro occhi.<sup><a id=\"ref1\" href=\"#fn1\">1<\/a><\/sup> Adesso devono per\u00f2 prendere atto che tutto questo non \u00e8 stato molto razionale n\u00e9 prudente.<\/p>\n<p>Quando Ronald Reagan tenne il suo primo discorso d&#8217;insediamento sottoline\u00f2 come quel momento fosse al tempo stesso solenne e ordinario: \u201din the history of our Nation, it is a commonplace occurrence\u201d. Reagan enfatizz\u00f2 non soltanto che la democrazia americana era capace di vedere vincitori e sconfitti senza che questo causasse conflitti all&#8217;ultimo sangue, ma intendeva ugualmente evidenziare come questo tratto prosaico della vita politica statunitense fosse legato al fatto che \u2014 per la maggior parte dei suoi concittadini \u2014 l&#8217;esistenza sarebbe proseguita pi\u00f9 o meno come prima. In effetti, entro una societ\u00e0 liberale l&#8217;esito di un voto pu\u00f2 sconvolgere, in un senso o nell&#8217;altro, l&#8217;ordinario svilupparsi della vita dei cittadini.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, bisogna per\u00f2 riconoscere come Reagan parlasse di un&#8217;America che non c&#8217;era pi\u00f9 da tempo. Gi\u00e0 all&#8217;inizio degli anni Ottanta, in effetti, scegliere l&#8217;uno o l&#8217;altro candidato significava spingere l&#8217;America in direzioni molto diverse e questo perch\u00e9 da vari decenni, a Washington, si era concentrato un potere vastissimo. Nel corso del Novecento la societ\u00e0 politica statunitense si \u00e8 progressivamente avvicinata a quella europea, dominata da ogni genere di statalismo: pi\u00f9 o meno socialista, conservatore, protezionista, tecnocratico.<\/p>\n<p>Quanti in Occidente hanno creduto in uno Stato legittimato a sconfiggere le crisi economiche, regolare i mercati, eliminare le dittature, educare il popolo e ridurre le diseguaglianze hanno costruito un dominio politico sempre pi\u00f9 tentacolare. Trump ora, come qualche altro leader anti-establishment forse tra pochi mesi, non spaventerebbe tanto i commentatori progressisti se lo Stato non avesse cos\u00ec incrementato il proprio controllo sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Nell&#8217;Ottocento il nazionalismo ha spazzato via i diritti delle realt\u00e0 locali e, nel secolo successivo, la centralizzazione del potere \u00e8 stata poi sfruttata da una cultura dirigista e benevolente, determinata a utilizzare lo Stato per risolvere ogni problema. L&#8217;esperienza americana \u00e8 in tal senso paradigmatica, dal momento che la centralizzazione del diciannovesimo secolo (favorita da quel presidenzialismo che tanto differenzia il federalismo statunitense da quello elvetico) ha reso pi\u00f9 facile, nella fase successiva della storia americana, la costruzione di un <em>welfare State<\/em> sempre pi\u00f9 costoso e invadente.<\/p>\n<p>Come ha evidenziato Michael Oakeshott in alcune sue pagine formidabili sul razionalismo politico, la cultura politica moderna (di qualsiasi orientamento) \u00e8 stata dominata da un progetto \u201ccostruttivista\u201d orientato a tradurre in realt\u00e0 ogni sorta di progetto e utopia. La prassi politica \u00e8 diventata, sotto certi aspetti, un&#8217;attivit\u00e0 volta ad adattare l&#8217;universo sociale agli schemi di questo o quel manifesto, piano e manuale.<sup><a id=\"ref2\" href=\"#fn2\">2<\/a><\/sup> E l&#8217;esito di tutto questo fu, un po&#8217; ovunque, una crescente espansione dei poteri pubblici.<\/p>\n<p>In questo senso, non vi \u00e8 dubbio che quando Reagan il 20 gennaio del 1981 pronunci\u00f2 quelle parole l&#8217;America era gi\u00e0 dominata da uno Stato onnipresente e quell&#8217;elezione non fu per nulla un fatto ordinario. La scelta di un nuovo presidente ha ogni volta un impatto enorme sulla societ\u00e0 americana e l&#8217;ebbe anche in quel caso: basti ricordare come Reagan abbia provato (con alterni risultati) a ridurre le competenze federali e rilegittimare i valori della propriet\u00e0 e del mercato. Sotto taluni aspetti, egli prov\u00f2 a invertire una tendenza, ma lo fece entro un contesto e utilizzando strumenti che denotavano quanto la <em>Old Republic<\/em> jeffersoniana fosse ormai lontana.<\/p>\n<p>Alla luce di tutto questo, anche quanti in Occidente si collocano \u201ca sinistra\u201d dovrebbero valutare \u2014 pure entro il loro quadro di valori \u2014 tutti gli inconvenienti di un potere statale tanto esteso. E se spesso si accusano i liberali di essere prigionieri di utopie irrealizzabili e di essere dominati da un ottimismo ingiustificato, oggi in realt\u00e0 dobbiamo constatare che chi ha ampliato i poteri governativi sembra non avere compreso che essi, un giorno, sarebbero potuti finire nelle mani di soggetti assai spregiudicati. In questo senso, lo statalismo illiberale appare assai irresponsabile, nel momento in cui costruisce una concentrazione di potere governativo che attira a s\u00e9 ogni avventuriero e non \u00e8 in grado di costruire alcuna barriera (n\u00e9 contrappeso) per evitare che di quella forza si abusi.<\/p>\n<p>Sotto questo punto di vista, il liberalismo appare assai pi\u00f9 realista per il suo prediligere istituzioni a potere diffuso, anche grazie alla valorizzazione dell&#8217;autogoverno locale, e per il suo malsopportare che ambiti cruciali della vita sociale \u2014 dalla sanit\u00e0 all&#8217;istruzione, dalla moneta alla previdenza \u2014 siano egemonizzati dall&#8217;\u00e9lite politica.<\/p>\n<p>Nel caso specifico della nuova presidenza americana, per giunta, \u00e8 evidente che nel 2017 non vi sarebbe motivo di temere alcuna chiusura dei mercati globali, n\u00e9 l&#8217;alzarsi di barriere doganali tra Cina e Stati Uniti, se la propriet\u00e0 fosse stata meglio tutelata e se non fosse mai stato messo in discussione il fondamentale diritto a vendere e comprare, a intraprendere e investire. In fondo, il nuovo protezionismo che si profila all&#8217;orizzonte \u00e8 stato reso possibile da un crescente indebolimento della propriet\u00e0 privata: ormai sempre pi\u00f9 tassata, regolata, espropriata.<sup><a id=\"ref3\" href=\"#fn3\">3<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Davvero non sappiamo se Trump far\u00e0 danni e quanti ne far\u00e0, ma ci porremmo in termini molto diversi tale domanda se gli americani fossero rimasti fedeli alle istituzioni delle origini e non avessero sposato quella ideologia novecentesca che ha consegnato cos\u00ec tante competenze nelle mani di cos\u00ec poche persone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(Una precedente e pi\u00f9 breve versione di questo articolo \u00e8 uscita sul <em>Corriere del Ticino<\/em> in data 23 dicembre 2016.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr \/>\n<p><sup id=\"fn1\">1. [Sul tema un volume di grande interesse \u00e8: Robert Higgs, <em>Crisis and Leviathan: Critical Episodes in the Growth of American Government<\/em>, Oxford, Oxford University Press, 1987.]<a title=\"Torna alla nota 1 nel testo.\" href=\"#ref1\">\u21a9<\/a><\/sup><\/p>\n<p><sup id=\"fn2\">2. [Michael Oakeshott, <em>Razionalismo in politica<\/em>, Torino, IBL Libri, 2013 (1962).]<a title=\"Torna alla nota 2 nel testo.\" href=\"#ref2\">\u21a9<\/a><\/sup><\/p>\n<p><sup id=\"fn3\">3. [Sulle ragioni che, invece, militano a favore della propriet\u00e0 mi permetto di rinviare a: Carlo Lottieri, <em>In difesa della propriet\u00e0. Le virt\u00f9 di un&#8217;istituzione che tutela la libert\u00e0<\/em>, Udine, ImpresaLavoro, 2016.]<a title=\"Torna alla nota 3 nel testo.\" href=\"#ref3\">\u21a9<\/a><\/sup><\/p>\n","protected":false},"featured_media":8529,"template":"","tag":[1344,150,149,153],"class_list":["post-12230","denkanstoesse","type-denkanstoesse","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tags-centralismo","tags-cultura","tags-media","tags-organizzazioni-internazionali"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La cultura di sinistra, il Big Government e il trionfo dello Stato moderno - Istituto Liberale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/spunti-di-riflessione\/la-cultura-di-sinistra-il-big-government-e-il-trionfo-dello-stato-moderno\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La cultura di sinistra, il Big Government e il trionfo dello Stato moderno - Istituto Liberale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Il successo di Donald Trump alle elezioni statunitensi ha gettato nello sconforto larga parte dell&#8217;intellighenzia americana e no, timorosa che il nuovo presidente possa utilizzare in modo irresponsabile gli ampi poteri concentratisi a Washington. 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