{"id":12252,"date":"2019-08-16T00:00:00","date_gmt":"2019-08-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/libinst.detail-digital.ch\/denkanstoesse\/la-verita-vi-prego-sul-neoliberismo\/"},"modified":"2019-08-16T00:00:00","modified_gmt":"2019-08-15T22:00:00","slug":"la-verita-vi-prego-sul-neoliberismo","status":"publish","type":"denkanstoesse","link":"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/spunti-di-riflessione\/la-verita-vi-prego-sul-neoliberismo\/","title":{"rendered":"La verit\u00e0, vi prego, sul neoliberismo"},"content":{"rendered":"<p class=\"left\">In un mondo in cui ogni giorno si alzano nuovi muri e lo scontro politico si fa sempre pi\u00f9 acceso, un nemico comune unisce destra e sinistra, populisti e democratici, reazionari e progressisti. Che siano le aziende a delocalizzare, l&#8217;\u00abimmigrazione selvaggia\u00bb o la precariet\u00e0 del lavoro, il libero mercato, il capitalismo o, nella sua definizione pi\u00f9 abusata, il \u00abneoliberismo\u00bb \u00e8 il capro espiatorio perfetto per tempi confusi, l&#8217;elefante nella stanza che tutti, quando ce n&#8217;\u00e8 bisogno, additano. La soluzione sarebbe sempre la stessa: pi\u00f9 leggi, pi\u00f9 controlli, e quindi pi\u00f9 Stato. Per sfatare la presunzione di chi pretende di saperne di pi\u00f9 di milioni di persone che ogni giorno comprano e vendono beni e servizi, Alberto Mingardi, autore di <em><a href=\"https:\/\/www.libinst.ch\/?i=books--it#la-verita-vi-prego-sul-neoliberismo-il-poco-che-c-e-il-tanto-che-manca\">La verit\u00e0, vi prego, sul neoliberismo<\/a><\/em>, ridimensiona il mito del mercato pervasivo e tirannico.<\/p>\n<p class=\"left\"><strong>Come affrontare senza intervento statale in economia emergenze sociali reali o percepite tali? Per esempio, qual \u00e8 la Sua ricetta nei confronti dell&#8217;immigrazione?<\/strong><\/p>\n<p>I fenomeni complessi non possono essere risolti con una \u201cricetta\u201d. Molto spesso per &#8220;risolverli&#8221; \u00e8 meglio agire di sponda, concentrarsi su questioni di fondo, pensare all&#8217;architettura istituzionale di un Paese. Sull&#8217;immigrazione, mi limito ad osservare solo alcune cose.<\/p>\n<p>Primo, l&#8217;invasione della quale si fantastica non esiste: a livello globale, circa il 3% della popolazione vive in Paesi diversi da quello in cui \u00e8 nato. Nei Paesi europei con immigrazione pi\u00f9 elevata parliamo comunque di cifre inferiori al 10% della popolazione (la Svizzera fa eccezione): il che non significa che il fenomeno non sia cresciuto negli ultimi anni, ma segnala come troppo spesso si giochi con statistiche demagogiche. \u00c8 comprensibile: le persone tendono a essere conservatrici, cos\u00ec come preferiscono stare nei luoghi dove sentono di avere le proprie radici cos\u00ec sono diffidenti verso chi ha la pelle di un colore diverso. L&#8217;immigrato \u00e8 un&#8217;anomalia, non la regola, nelle societ\u00e0 umane. Si sceglie di fare fagotto ed andarsene per ragioni davvero straordinarie, e comunque andarsene richiede sempre grande coraggio e una elevata propensione al rischio, perch\u00e9 si arriva in Paesi nei quali si sa che si avr\u00e0 una rete di protezione limitata a un ristretto circolo di ex connazionali, non si conoscer\u00e0 la legge, si dovr\u00e0 imparare la lingua e quant&#8217;altro. Questa propensione al rischio, detto per inciso, fa s\u00ec che molto spesso gli immigrati siano il vero lievito dell&#8217;economia: \u00e8 vero per chi arriva in Italia, \u00e8 vero per tutti quegli italiani che vanno altrove, a cominciare proprio dalla Svizzera.<\/p>\n<p>Secondo, pi\u00f9 persone non sono solo pi\u00f9 bocche da sfamare: sono anche, e soprattutto, pi\u00f9 braccia e pi\u00f9 teste. Possono dare un fortissimo contributo di creativit\u00e0 e di idee. Sempre se li si mette in condizione di farlo: se li confiniamo in luoghi d&#8217;accoglienza, campi e hotel, tenendoli il pi\u00f9 lontano possibili dal mercato del lavoro; se li lasciamo in clandestinit\u00e0, consegnandoli all&#8217;economia informale, beh, allora, \u00e8 improbabile che questo accada.<\/p>\n<p>Terzo, l&#8217;immigrazione, che potrebbe essere una gigantesca lente di ingrandimento utile a risolvere i nostri problemi, diventa invece una strepitosa arma di distrazione di massa, nel cui uso sono abilissimi politici come Matteo Salvini: straordinariamente capaci di prendere voti, ma del tutto privi di un progetto politico, dell&#8217;idea di che cosa fare per migliorare la condizione di uomini e donne in carne ed ossa nel mondo di oggi. Se pensiamo ai problemi legati all&#8217;immigrazione, vediamo che si tratta soprattutto di sicurezza e scuola. \u00c8 colpa degli immigrati se la rule of law \u00e8, in alcune regioni d&#8217;Italia, una pia intenzione e poco altro? \u00c8 per colpa delle classi miste se la scuola italiana si rivela assai poco efficace (con alcune eccezioni) nel trasferire competenze e premiare il merito? L&#8217;immigrazione \u00e8 una lente d&#8217;ingrandimento: siccome i reati sono commessi da persone con la pelle di colore diverso, li \u201cvediamo\u201d di pi\u00f9. Siccome ci sono spesso classi miste, siamo portati a immaginare che da l\u00ec venga il problema. Invece i problemi sono pi\u00f9 antichi. Un leader dovrebbe avere un&#8217;idea di come risolverli. Un demagogo si limita a cavalcare l&#8217;ostilit\u00e0 per gli immigrati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"left\">UE s\u00ec o no? Come garantire l&#8217;ordine neoliberista senza le normative UE e la creazione di un&#8217;unica forza economica e diplomatica, in un mondo stretto tra i populismi da una parte e Cina e Russia dall&#8217;altra?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;Unione Europea \u00e8 stata senz&#8217;altro assai poco \u201cliberista\u201d in molte delle sue manifestazioni pi\u00f9 recenti. Nello stesso tempo, ha assicurato libert\u00e0 di scambi e una valuta relativamente stabile al pi\u00f9 grande mercato al mondo. Non \u00e8 poco. L&#8217;Italia, il Portogallo, la Spagna, la Grecia, direi persino la Francia, non sono la Svizzera: la qualit\u00e0 delle nostre istituzioni, e il rispetto nei confronti dell&#8217;economia di mercato, sono aumentati, non diminuiti, in conseguenza all&#8217;appartenenza al club europeo. Mi rendo conto che non sempre \u00e8 facile capirlo per chi, vivendo in Svizzera, teme che entrare nell&#8217;Unione (cosa che, fossi svizzero, mi guarderei bene dal fare) implichi una compressione delle libert\u00e0 economiche. Ma in un Paese come l&#8217;Italia, che per anni aveva una moneta banderuola come la lira, sempre piegata alle necessit\u00e0 della classe politica, possiamo dire che ci sono due generazioni, la mia e la successiva, che non hanno conosciuto inflazione.<\/p>\n<p>Quanto a Cina e Russia, credo che da fare ci sia una cosa soltanto: non copiarle. Noi sappiamo che centralizzare le decisioni di produzione, e in particolare asservire l&#8217;allocazione del credito alla politica, produce nel medio periodo notevole inefficienza. In Cina la cosa non si vede perch\u00e9 il Paese continua a surfare sull&#8217;onda lunga di una spettacolare creazione di ricchezza, conseguente al poco di libero mercato che \u00e8 stato introdotto nel sistema. In Russia la forza del potere centrale, e il fatto che possa accusare gli avversari politici occidentali di ogni nequizia grazie alle sanzioni, occulta le reazioni e smussa i segnali negativi. In generale, a me viene da ridere quando ci dicono che la Cina avr\u00e0 prima l&#8217;automobile autonoma degli Stati Uniti, perch\u00e9 l\u00ec il governo ha affidato il compito a una sola azienda mentre negli Usa sono almeno sei i produttori che ci stanno provando. Se per arrivare primi nella gara competitiva bastasse poter concentrare risorse, l&#8217;Unione sovietica dominerebbe ancora su mezzo mondo.<\/p>\n<p class=\"left\"><strong>Gli indipendentismi, di cui si parla ciclicamente, frammenteranno il potere politico verso mercati meno autosufficienti e quindi pi\u00f9 aperti, oppure chiuderanno i confini dietro a narrative nazionaliste (o socialiste, come per esempio in Catalogna)?<\/strong><\/p>\n<p>La libert\u00e0 individuale si definisce in opposizione allo Stato nazionale: quest&#8217;ultimo \u00e8 il suo nemico pi\u00f9 pericoloso, perch\u00e9 ambisce a essere la cabina regia di tutta la societ\u00e0, sradicando uno dopo l&#8217;altro tutti quei corpi intermedi, quelle aggregazioni pi\u00f9 o meno spontanee di individui che si frapponevano fra il potere e il singolo. La disgregazione degli Stati nazionali pu\u00f2 rappresentare una grande opportunit\u00e0 per la libert\u00e0 degli individui; uno Stato che abbia una dimensione pi\u00f9 piccola pu\u00f2 \u201cpermettersi meno cose\u201d, innanzitutto nel senso che la sua base imponibile \u00e8 pi\u00f9 ristretta. Presumibilmente, sarebbe dunque anche pi\u00f9 mobile: in un mondo di Stati \u201cpiccoli\u201d sarebbe meno costoso spostarsi dall&#8217;uno all&#8217;altro, per ragioni intuitive. \u00c8 sicuramente meno costoso spostarsi fra la Svizzera e il Liechtenstein di quanto non lo sia spostarsi dall&#8217;Italia alla Francia! Ma sarebbe una grande opportunit\u00e0 per la libert\u00e0 individuale anche nel senso che dimensioni e popolazione pi\u00f9 modeste costringono in modo ancor pi\u00f9 chiaro le istituzioni a dipendere dalla concorrenza internazionale, a fare affidamento sullo scambio con gli altri Paesi.<\/p>\n<p>Lei ha per\u00f2 ragione quando sottolinea il pericolo di identit\u00e0 inventate, di nazionalismi che diventano straordinariamente oppressivi, anche se in taglia ridotta. Questo problema \u00e8 amplificato dal plebiscitarismo di molti di questi movimenti: dall&#8217;idea, cio\u00e8, che prendere il 51% in una elezione basti a definire appartenenza e identit\u00e0 di un territorio, e chi ha perso non possa che adeguarsi. La logica del voto a maggioranza \u00e8 particolarmente debole per cambiamenti di rango costituzionale: tant&#8217;\u00e8 che, di solito, quando le assemblee debbono votare una revisione della Costituzione c&#8217;\u00e8 bisogno di una super-maggioranza. Idealmente il problema potrebbe essere risolto riducendo la dimensione dei territori che votano: facendo votare, ad esempio, ciascuna provincia sul fatto che voglia appartenere alla Repubblica Italiana o a un&#8217;ipotetica Repubblica Veneta indipendente; oppure, proponendo referendum con un quorum elevato e una super-maggioranza sulla questione.<\/p>\n<p>Non sembri una questione di lana caprina: anche questo \u00e8 un modo per provare a sottrarre le questioni identitarie alla logica del vinco-io-perdi-tu, per inquadrarle in un meccanismo diverso da quella dello scontro politico quotidiano.<\/p>\n<p class=\"left\"><strong>Il libro sottotitola Il poco che c&#8217;\u00e8, il tanto che manca. Che c&#8217;\u00e8 di poco? Cosa benedice del sistema corrente? E che manca di tanto? Quali sono i prossimi passi per migliorare?<\/strong><\/p>\n<p>Noi non viviamo in un mondo liberista, ma traiamo grandi benefici dall&#8217;estensione della divisione del lavoro, dall&#8217;internazionalizzazione degli scambi, dal fatto che le persone possano comunicare, e vendere e comprare beni e servizi, fra diversi Paesi a una velocit\u00e0 molto superiore che in passato. La globalizzazione attuale non \u00e8 \u201clibero scambio\u201d, nel senso che non ci si \u00e8 limitati a divellere barriere o a eliminare dazi: sono state, in larga misura, iniziative di mutua armonizzazione a consentire questa maggiore compenetrazione dell&#8217;economia globale. Ci\u00f2 fa s\u00ec che il sistema sia meno \u201cliberista\u201d della globalizzazione di fine Ottocento ma anche che probabilmente sia pi\u00f9 difficile da \u201csmontare\u201d, pi\u00f9 solido rispetto all&#8217;incalzare dei protezionismi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 poca cosa.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 ci manca, sotto il profilo del neoliberismo, sono meccanismi che riescano a ridurre i tassi di crescita delle burocrazie e della spesa pubblica. Lo Stato cresce e continua a crescere. I vecchi liberali credevano nell&#8217;importanza delle Costituzioni. Forse sono pi\u00f9 efficaci i mercati nel suggerire politiche meno onerose perlomeno ai Paesi pi\u00f9 indebitati. Certamente il cosiddetto quantitative easying ha inceppato il meccanismo, consentendo ai grandi debitori di continuare ad esserlo senza cambiare la propria rotta.<\/p>\n<p>Se vuole una considerazione di carattere pi\u00f9 generale, noi liberali abbiamo paura di leadership politiche forti e, giustamente, vogliamo limitare la discrezionalit\u00e0 dei governi. Per questo cerchiamo, non da oggi, l&#8217;equivalente di un algoritmo che ci garantisca una politica pi\u00f9 trasparente e non invasiva: scommettiamo insomma su meccanismi impersonali e neutri. Temo per\u00f2 che nulla, tranne una pubblica opinione agguerrita, possa riuscire a tenere a bada la voracit\u00e0 degli Stati\u2026<\/p>\n<p class=\"left\"><strong>Lei dice a proposito dei populismi che la &#8220;nuova&#8221; dicotomia che propongono tra popolo ed \u00e9lite corrotta dal potere \u00e8 valida in larga misura, ma viene riciclata come forma occultata di legittimazione di nuovi tipi di \u00e9lite. Eppure, il neoliberismo vorrebbe proprio (e per fortuna!) mettere il pi\u00f9 possibile tra parentesi il predominio di chi ha il potere politico per dare autonomia ed importanza agli individui e alla loro iniziativa, privilegiando insomma anch&#8217;esso il &#8220;basso&#8221; contro l'&#8221;alto&#8221; della societ\u00e0. Come distinguere quando questa divisione \u00e8 veramente liberale e quando non lo \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>Dove c&#8217;\u00e8 politica, c&#8217;\u00e8 qualcuno che domanda e c&#8217;\u00e8 qualcuno che obbedisce. Quando arriva un nuovo politico la prima cosa che fa \u00e8 dire che tutti i suoi predecessori erano corrotti e non interpretavano correttamente l&#8217;interesse del popolo &#8211; che lui, va da s\u00e9, conosce invece alla perfezione. Questo \u00e8 tristemente normale. Ma in questo presentarsi da parte dei politici emergenti come i portavoce legittimi \u2014 loro s\u00ec \u2014 della gente contro una \u00e9lite arroccatasi su s\u00e9 stessa c&#8217;\u00e8 poco di liberale. In realt\u00e0, questi leader offrono una speranza di salvezza: \u201cseguiteci, e arriver\u00e0 il paradiso!\u201d. Paradiso al quale l&#8217;ingresso \u00e8 precluso solo da una cricca di malvagi: sgominata quella, tutto andr\u00e0 per il meglio.<\/p>\n<p>Il liberismo, paleo- o neo- che sia, non promette salvezza. Sa che non esistono bacchette magiche, che non c&#8217;\u00e8 modo di vivere in un mondo perfetto. Vuole limitare nel modo pi\u00f9 rigoroso il potere politico, perch\u00e9 pensa che ciascuno abbia invece il diritto di provare a perfezionare, un poco, nei limiti del possibile, il suo mondo.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":8521,"template":"","tag":[1343,150,161,158,607,609],"class_list":["post-12252","denkanstoesse","type-denkanstoesse","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tags-alberto-mingardi","tags-cultura","tags-diritti-di-proprieta","tags-liberta-economica-e-crescita","tags-pensatori-classici-e-liberali","tags-scuola-austriaca"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La verit\u00e0, vi prego, sul neoliberismo - Istituto Liberale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/spunti-di-riflessione\/la-verita-vi-prego-sul-neoliberismo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La verit\u00e0, vi prego, sul neoliberismo - Istituto Liberale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"In un mondo in cui ogni giorno si alzano nuovi muri e lo scontro politico si fa sempre pi\u00f9 acceso, un nemico comune unisce destra e sinistra, populisti e democratici, reazionari e progressisti. 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