{"id":12262,"date":"2020-07-31T00:00:00","date_gmt":"2020-07-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/libinst.detail-digital.ch\/denkanstoesse\/la-destatalizzazione-stimola-leconomia\/"},"modified":"2020-07-31T00:00:00","modified_gmt":"2020-07-30T22:00:00","slug":"la-destatalizzazione-stimola-leconomia","status":"publish","type":"denkanstoesse","link":"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/spunti-di-riflessione\/la-destatalizzazione-stimola-leconomia\/","title":{"rendered":"La destatalizzazione stimola l&#8217;economia"},"content":{"rendered":"<p class=\"first\"><span class=\"first-letter\">U<\/span>n po&#8217; ovunque si stanno frettolosamente predisponendo pacchetti di aiuti per sanare la difficile situazione dell&#8217;economia, aumentando in tal modo la spesa pubblica. Questa impostazione vorrebbe stimolare l&#8217;economia. Tuttavia la storia ha mostrato che una moderata presenza dello Stato nell&#8217;economia \u00e8 il principale fattore di successo e che un rigoroso programma di destatalizzazione accelererebbe la ripresa.<\/p>\n<p>La Svezia, ad esempio, ha avuto esperienze positive di snellimento dello Stato, dopo aver imboccato in precedenza la strada sbagliata, dilatando il controllo politico della vita economica. Tra il 1970 e il 1990 il welfare svedese \u00e8 aumentato significativamente, facendo s\u00ec che la crescita economica del Paese si stabilizzasse ben al di sotto della maggior parte degli Stati europei.<\/p>\n<h3>Il declino della Svezia<\/h3>\n<p>Nel 1970 la Svezia si trovava ancora al quarto posto nella classifica OCSE dei Paesi con il pi\u00f9 alto prodotto interno lordo (PIL) pro capite, per poi scendere al sedicesimo nel 1995. Molti imprenditori \u2014 tra cui il fondatore dell&#8217;Ikea Ingvar Kamprad \u2014 hanno lasciato il Paese, frustrati dalla politica di espansione dello Stato e da una sconfinata avidit\u00e0 fiscale.<\/p>\n<p>A partire dagli anni Novanta, la Svezia ha spinto su riforme verso l&#8217;economia di mercato: le imposte sulle imprese sono state quasi dimezzate, dal 57% al 30%. Anche l&#8217;aliquota massima dell&#8217;imposta sul reddito \u00e8 stata ridotta di circa 25 punti percentuali. Nel 2004, poi, si \u00e8 avuta la completa abolizione delle imposte sulle successioni e sulle donazioni e, nel 2007, \u00e8 stata abolita la patrimoniale. Infine nel 2013 l&#8217;imposta sul reddito delle imprese \u00e8 stata ridotta al 22%. Tra il 1993 e il 2000 le prestazioni sociali sono state portate dal 22,2% al 16,9% del PIL, le spese per il personale amministrativo dal 18,2% al 15,6% e le sovvenzioni statali dall&#8217;8,7% all&#8217;1,8%. Di conseguenza, in Svezia il rapporto tra spesa pubblica e PIL \u00e8 sceso dal 61,3% al 52% tra il 1990 e il 2012.<\/p>\n<p>All&#8217;indomani di tutto ci\u00f2 nel 2016 la Svezia \u00e8 tornata al dodicesimo posto nella classifica OCSE sopra ricordata. Questo risultato \u00e8 particolarmente impressionante perch\u00e9 molti nuovi Paesi hanno fatto il loro ingresso in graduatoria.<\/p>\n<p>Ulteriori prove sono fornite dal Regno Unito, che dopo la seconda guerra mondiale ha ampliato enormemente il peso dello Stato \u2014 ad esempio, con un programma di nazionalizzazione su larga scala che ha interessato, tra l&#8217;altro, le industrie del carbone, del ferro e dell&#8217;acciaio, dell&#8217;aviazione civile, delle telecomunicazioni, delle ferrovie, delle banche, dell&#8217;elettricit\u00e0 e del gas. Tra il 1950 e il 1970 la crescita economica del Paese \u00e8 stata notevolmente inferiore a quella degli altri Paesi europei. Nel 1972 il governo intervenne senza mezzi termini anche sulla formazione dei salari e dei prezzi, minando ulteriormente l&#8217;economia di mercato.<\/p>\n<p>Margaret Thatcher vinse le elezioni del 1979 e dichiar\u00f2 immediatamente l&#8217;abolizione del controllo dei prezzi. Ridusse l&#8217;aliquota fiscale iniziale dal 33% al 25% e quella massima dall&#8217;83% al 40%. Combatt\u00e9 contro il dilagante eccesso di regolamentazione, liber\u00f2 il Paese da una burocrazia inutile e avvi\u00f2 una grande campagna di privatizzazioni \u2014 vendendo, tra le altre imprese, pure la British Telecom, la British Airways, la BP, la Rolls-Royce e la Jaguar. Oltre 600.000 posti di lavoro furono trasferiti al settore privato.<\/p>\n<p>La produttivit\u00e0 delle imprese interessate crebbe notevolmente. Nei settori pi\u00f9 liberalizzati si ebbe una fiorituta dell&#8217;imprenditorialit\u00e0: si pass\u00f2 da 1,9 milioni di piccole imprese nel 1979 a oltre 3 milioni nel 1989. Il salario netto dei lavoratori della produzione ordinaria aument\u00f2 del 25,8% tra il 1979 e il 1994, molto pi\u00f9 che in Germania (2,5%) o in Francia (1,8%), ad esempio.<\/p>\n<h3>La libert\u00e0 porta prosperit\u00e0<\/h3>\n<p>La Svezia e il Regno Unito sono soltanto due tra i tanti esempi che indicano il successo dei processi di destatalizzazione. Come dimostra l&#8217;Indice della libert\u00e0 economica non si tratta di coincidenze: nel quartile dei Paesi con la pi\u00f9 alta libert\u00e0 economica, le persone sono circa sei volte pi\u00f9 ricche e vivono quindici anni in pi\u00f9 rispetto al quartile dei Paesi con la pi\u00f9 bassa libert\u00e0 economica.<\/p>\n<p>L&#8217;economista Richard Rahn ha mostrato, con la sua \u00abcurva di Rahn\u00bb, che il peso ideale dello Stato si colloca tra il 12% e il 13% del PIL. Nonostante ci\u00f2, lo Stato rimane troppo invasivo in tutte le economie mondiali e il suo peso continua ad aumentare stabilmente, indebolendo sempre pi\u00f9 il potenziale di crescita dell&#8217;economia.<\/p>\n<p>Soprattutto in vista dell&#8217;imminente recessione globale c&#8217;\u00e8 un urgente bisogno di agire. Se i politici vogliono davvero contrastare l&#8217;impoverimento della societ\u00e0 e non semplicemente abusare della crisi attuale per estendere il loro potere, devono sottoporre immediatamente lo Stato a una dieta severa.<\/p>\n<p>La situazione attuale \u00e8 spesso paragonata a quella della Grande Depressione del 1929. L&#8217;economista Murray Rothbard ha mostrato, nel suo esauriente studio America&#8217;s Great Depression, che una politica di laissez-faire \u00e8 la giusta risposta a una crisi immediata. Prima del 1929 negli Stati Uniti la moderazione governativa durante le recessioni economiche era stata la norma, il che fino a quel momento era servito ad attenuare notevolmente la gravit\u00e0 e la durata dei periodi di crisi.<\/p>\n<p>Nella Grande Depressione, per\u00f2, la situazione cambi\u00f2 radicalmente. Gli interventi dello Stato come l&#8217;espansione della spesa pubblica a sostegno delle imprese in difficolt\u00e0, le leggi a protezione dei salari, il divieto di speculazione sui generi alimentari, i programmi per la creazione di posti di lavoro \u2014 la costruzione della diga di Hoover ne \u00e8 un esempio significativo \u2014, l&#8217;aumento delle tasse, le politiche monetarie espansive e fenomeni simili hanno prolungato la crisi, poich\u00e9 hanno ostacolato in modo massiccio i necessari processi di aggiustamento dell&#8217;economia di mercato.<\/p>\n<h3>Imparare dalla storia<\/h3>\n<p>Dopo tre anni e mezzo, il tasso di disoccupazione si era attestato al 25% e non c&#8217;era stato ancora alcun segno di miglioramento. Rothbard giunse quindi alla conclusione che la politica aveva inutilmente infierito sulla crisi e che la Grande Depressione fosse diventata cos\u00ec &#8220;grande&#8221; soprattutto a causa dello statalismo.<\/p>\n<p>Albert Einstein disse: &#8220;La pazzia pu\u00f2 essere definita come il fare la stessa cosa pi\u00f9 e pi\u00f9 volte e aspettarsi risultati diversi&#8221;. C&#8217;\u00e8 da sperare che nel corso della crisi attuale ci venga risparmiata quella follia e che i responsabili della politica prendano seriamente in considerazione ci\u00f2 che la storia ha da dirci.<\/p>\n<p class=\"left\"><em>Olivier Kessler \u00e8 il direttore dell&#8217;Istituto Liberale. <\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":10805,"template":"","tag":[511,148,158,156],"class_list":["post-12262","denkanstoesse","type-denkanstoesse","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tags-decentralizzazione","tags-denaro-e-mercati-finanziari","tags-liberta-economica-e-crescita","tags-tassazione"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La destatalizzazione stimola l&#039;economia - Istituto Liberale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/spunti-di-riflessione\/la-destatalizzazione-stimola-leconomia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La destatalizzazione stimola l&#039;economia - Istituto Liberale\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Un po&#8217; ovunque si stanno frettolosamente predisponendo pacchetti di aiuti per sanare la difficile situazione dell&#8217;economia, aumentando in tal modo la spesa pubblica. 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