{"id":24094,"date":"2024-04-12T17:21:19","date_gmt":"2024-04-12T15:21:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.libinst.ch\/?post_type=news&#038;p=24094"},"modified":"2024-04-15T13:26:10","modified_gmt":"2024-04-15T11:26:10","slug":"free-speech-e-regolazione-della-rete-una-prospettiva-liberale","status":"publish","type":"news","link":"https:\/\/www.libinst.ch\/it\/attualita\/free-speech-e-regolazione-della-rete-una-prospettiva-liberale\/","title":{"rendered":"Free speech e regolazione della rete. Una prospettiva liberale"},"content":{"rendered":"<p>Il 9 aprile 2024 l&#8217;Istituto Liberale ha organizzato l&#8217;evento\u00a0<em>Free speech e regolazione della rete. Una prospettiva liberale<\/em>, in collaborazione con Students For Liberty Svizzera e LPU (Law and Politics in USI). Al centro della serata c&#8217;\u00e8 stata una discussione su come i sistemi giuridici odierni dovrebbero rispondere alle sfide che la digitalizzazione e la globalizzazione telematica offrono nei confronti del diritto d&#8217;espressione. Da un punto di vista liberale, l&#8217;inalienabile diritto alla libert\u00e0 di parola e d&#8217;espressione si scontra sempre di pi\u00f9 oggi con un&#8217;opinione pubblica sensibile ai temi delle disuguaglianze sociali nell&#8217;era dell&#8217;informazione e con una volont\u00e0 politica di approfittarsi di questi movimenti per imporre censure e limitazioni sempre pi\u00f9 pesanti ai cittadini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-24096 alignright\" src=\"https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/riccardo-de-caria-201x300.png\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"330\" srcset=\"https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/riccardo-de-caria-201x300.png 201w, https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/riccardo-de-caria.png 266w\" sizes=\"auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/p>\n<p>Dopo una breve presentazione di Carlo Lottieri, presidente della sezione italofona dell&#8217;Istituto Liberale, ha preso la parola il relatore principale della serata: <strong>Riccardo de Caria<\/strong>, professore presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell&#8217;Universit\u00e0 di Torino. Uno dei primi punti affrontati \u00e8 la trasformazione che i mezzi di informazione, e di conseguenza la comunicazione sulle varie piattaforme\u00a0<em>social\u00a0<\/em>e i\u00a0<em>media<\/em>, hanno portato in vari campi sociali. Questo si vede a partire, per esempio, dalla formazione di movimenti sociali internazionali attraverso le piattaforme online, fino alla preoccupazione da parte dei governi nei confronti del ruolo che i\u00a0<em>social media<\/em> hanno giocato nelle elezioni politiche in alcuni Paesi, fino alla massima espressione di questo fenomeno che \u00e8 stato il coinvolgimento dei\u00a0<em>social media<\/em> nella comunicazione intorno alla crisi del Covid-19. Questi profondi cambiamenti hanno effettivamente impattato la direzione aziendale di tutte queste piattaforme, che hanno cominciato sempre pi\u00f9 a subire pressioni politiche nella scelta dei contenuti che vogliono permettere nelle proprie comunit\u00e0. Tanto \u00e8, per esempio, il tema di un prossimo caso giuridico che verr\u00e0 discusso nello Stato del Missouri, in cui una nota piattaforma online ha citato in giudizio il governo federale a causa delle pressioni subite per censurare presunte fonti di disinformazione durante la pandemia.<\/p>\n<p>Il punto pi\u00f9 difficile da affrontare \u00e8 che il fenomeno non \u00e8 semplicemente un conflitto binario tra le piattaforme\u00a0<em>social\u00a0<\/em>e i governi. Questa collaborazione tra nuovi mezzi di comunicazione e la sfera politica \u00e8 stata una storia di consenso, ovvero sembra che molte piattaforme abbiano accettato di buon grado, nonostante siano societ\u00e0 completamente private, il loro nuovo ruolo di veicoli per la libert\u00e0 di parola e d&#8217;espressione nell&#8217;era digitale. Inoltre, va considerato che, a quanto sembra, questa sinergia tra politica e nuovi <em>media<\/em> si sia svolta esplicitamente a favore di ali politiche pi\u00f9 vicine alla sinistra, o in America al partito democratico, e contro a posizioni conservatrici o repubblicane. Se questa sensazione condivisa da vari analisti fosse vera, questo sarebbe un serio problema di gestione dell&#8217;influenza politica sull&#8217;opinione pubblica. Dall&#8217;altra parte, questo ha stimolato, sempre in America, i parlamenti di alcuni Stati a proporre delle\u00a0<em>anti-deplatforming laws<\/em> per costringere i\u00a0<em>social media<\/em> a mantenere un&#8217;atteggiamento neutrale e bilanciato nell&#8217;utilizzo dei sistemi di\u00a0<em>shadowbanning<\/em> dei contenuti sulle proprie piattaforme. Tutto ci\u00f2 parla dell&#8217;inalienabile diritto di poter esprimere la propria opinione non solo in termini consoni, ma anche presentando posizioni che possono spaziare su tutto lo spettro politico. Quali possono essere le conseguenze di questa ibridizzazione verso il pubblico di aziende private che, per loro stessa natura, sono prone ad attirare su di s\u00e9 cos\u00ec tanta rilevanza sociale e politica?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-24100 alignleft\" src=\"https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/de-caria-225x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"239\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/de-caria-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/de-caria-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/de-caria-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/de-caria-600x800.jpeg 600w, https:\/\/www.libinst.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/de-caria.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 239px) 100vw, 239px\" \/><\/p>\n<p>Sicuramente, uno dei punti pi\u00f9 problematici della collusione tra politica e\u00a0<em>social media<\/em> \u00e8 la violazione del principio della concorrenza delle idee. Laddove sia interesse di certe categorie politiche di promuovere e difendere un certo orientamento ideologico, a scapito di un altro che viene tendenzialmente moderato o addirittura censurato, questo compone gi\u00e0 di per s\u00e9 una violazione della libert\u00e0 d&#8217;espressione dei cittadini &#8211; ancor prima che si configurino vere e proprie forme di censura di opinioni particolari. Allo stesso tempo, trattare questa ingiustizia che minaccia strutturalmente la libert\u00e0 d&#8217;espressione ancora prima della censura imposta esplicitamente dai governi (per esempio, la rimozione di un post o il divieto di parlare di una certa tematica) \u00e8 qualcosa che ci impone di riflettere sul diritto di propriet\u00e0 in quanto fondamento della teoria liberale stessa. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che le piattaforme online, nella loro collusione con forze politiche anche malintenzionate, non stanno facendo altro che esercitare dominio su ci\u00f2 che \u00e8 il loro prodotto e approfittandosi di informazioni, quali i dati personali degli utenti, che hanno regolarmente ottenuto e di cui dunque possono legalmente disporre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 dunque intervenire per evitare queste distorsioni cos\u00ec pericolose dell&#8217;autonomia privata senza minare la sacrosanta validit\u00e0 del monopolio legittimo che ciascun\u00a0<em>social media<\/em> ha sulla propria piattaforma? Innanzitutto, bisogna capire cosa c&#8217;\u00e8 di speciale nella libert\u00e0 d&#8217;espressione\u00a0<em>online<\/em>. L&#8217;avviso del relatore \u00e8 che, nonostante le specificit\u00e0 del caso, le categorie tradizionali e riconosciute da secoli per difendere il diritto di parola degli individui rimangano perfettamente valide. D&#8217;altra parte, \u00e8 innegabile che l&#8217;interazione malevola tra piattaforme private e istituzioni sia segnata da una novit\u00e0 senza precedenti: l&#8217;assenza totale di limitazioni fisiche a quante persone possono essere raggiunte dal messaggio che un cittadino qualunque vuole recapitare: non pi\u00f9 manifestando in piazza, ma alla luce dei dispositivi di tutti gli utenti su internet. Per gli stessi motivi, i governi non possono pi\u00f9 permettersi di censurare e reprimere la libert\u00e0 d&#8217;espressione in maniera fisica e coercitiva, per esempio arrestando le persone che manifestano sul fatto o bandendo libri. Questa fuoriuscita da entrambe le parti dai binari tradizionali ha spinto le istituzioni ad allearsi con i facilitatori della comunicazione online, anzich\u00e9 ostacolarli, per estendere il loro controllo sulla societ\u00e0. Altro interessante risvolto dello stesso fenomeno \u00e8 il fatto che sempre pi\u00f9 spesso, nell&#8217;opinione pubblica, chi \u00e8 colpevole di censura non \u00e8 pi\u00f9 la politica quanto i privati che stanno dietro alle piattaforme.<\/p>\n<p>Questa insistenza sul ruolo delle piattaforme come mediatrici, e questa loro colpevolizzazione da parte di chi si sente discriminato dalla diffusione di certa disinformazione, ha ribaltato completamente una facile assunzione economica che poteva essere fatta sul loro ruolo nella comunicazione online. Infatti, sarebbe intuitivo pensare che sia vantaggioso per i\u00a0<em>social media<\/em> cercare di proteggere il pi\u00f9 possibile la libert\u00e0 d&#8217;espressione dei propri utenti: d&#8217;altronde, pi\u00f9 contenuti vengono offerti sulla piattaforma, maggiore \u00e8 la variet\u00e0 disponibile, e soprattutto quanto pi\u00f9 sono provocatori nei toni o nei contenuti, allora tanto pi\u00f9 ci si aspetterebbe che gli utenti possano essere spinti a stare sulla piattaforma e interagirvi, generando cos\u00ec maggiori profitti. Questo \u00e8 tanto pi\u00f9 vero dopo che, nell&#8217;era Clinton, gli Stati Uniti avevano approvato una riforma fondamentale (di poco precedente alla nascita dei primi <em>social media<\/em>) atta proprio a sollevare da ogni responsabilit\u00e0 le piattaforme online dai contenuti inseriti dagli utenti. Secondo molti giuristi, proprio questa riforma sarebbe stato lo stimolo che spiega come mai queste piattaforme siano nate proprio negli Stati Uniti e non altrove. Forse \u00e8 stata proprio questa sinergia e collaborazione creatasi tra istituzioni e piattaforme che, per quanto nata in buona fede, ovvero per proteggere la libert\u00e0 d&#8217;espressione degli stessi utenti, potrebbe aver spinto poi ad alleanze nei fatti contrarie all&#8217;interesse dei cittadini.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":23619,"template":"","tag":[608,605,1698,160,157],"class_list":["post-24094","news","type-news","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tags-covid-19","tags-globalizzazione","tags-liberta-despressione","tags-privacy","tags-regolamentazione"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Free speech e regolazione della rete. 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