La crisi globale e il ritorno dello Stato

Webinar per valutare l'impatto dell'interventismo statale evocato da questo periodo di crisi globale.

L'11 novembre 2021 l'Istituto Liberale ha organizzato un webinar sul tema “La crisi globale e il ritorno dello Stato”, in collaborazione con l'associazione studentesca LPU (Law and Politics in USI), attiva all'Università di Lugano, e con Students for Liberty Svizzera Italiana. Tema della serata, che ha visto protagonista Andrea Giuricin, è stato l'impatto dell'interventismo statale nell'intenso periodo di crisi globale che stiamo vivendo. La pandemia da Covid-19 ha fornito ai governi di tutto il mondo il pretesto per estendere la loro presenza a livelli comparabili unicamente allo scorso conflitto mondiale. Quali saranno le conseguenze di questa espansione? Si potrebbe fare di meglio?

Ha aperto la serata Paolo Pamini, vice-coordinatore della sezione italofona dell'Istituto Liberale, che ha evidenziato come tale evento prosegua la riflessione dell'ultimo webinar organizzato dall'Istituto, concentrandosi dunque sulle ripercussioni politiche che ha e avrà questo periodo di crisi globale in tutto il mondo. Il relatore della serata, per giunta, è nelle migliori condizioni per riflettere su come il Covid-10 ha modificato la società globale, grazie alla sua capacità di coniugare la sua forte impronta accademica di stampo liberale con l'esperienza pratica delle sue attività professionali.

Protagonista dell'incontro è stato infatti Andrea Giuricin, economista al CESISP dell'Università di Milano Bicocca e CEO di TRA Consulting. In collegamento da Washington, egli ha offerto il punto di vista di un tecnico dell'economia dei trasporti alle prese con un continuo dialogo con la prospettiva liberale classica.

Egli ha presentato innanzitutto i dati sulla crisi delle catene di approvvigionamento del mercato globale. Poi sono stati illustrati con dovizia di particolari gli interventi intrapresi a livello mondiale dai governi, per infine riflettere sui loro possibili effetti e sulle trasformazioni che attendono l'economia mondiale.

Le crisi globali spesso vedono un aumento dell'interventismo statale. La crisi Covid-19 non fa eccezione, benché abbia la particolarità di sbilanciare in modo apparentemente asimmetrico l'economia mondiale. L'Occidente, specialmente nei suoi anelli più deboli come Grecia e Italia, è stato colpito molto più duramente a livello economico di ciò che le proiezioni dicono. Comunque è vero che il PIL di tutto il mondo, trascinato dal blocco del commercio globale all'inizio del 2020, ha registrato un forte calo e ancora oggi, nel 2021, non si riesce a recuperare quanto ha perso. Adesso il commercio intercontinentale sta lentamente riprendendosi, ma di fatto tutti gli Stati sono intervenuti (chi più e chi meno, chi più direttamente e chi più indirettamente) a sostegno delle proprie imprese e dei propri interessi economici.

In Italia, per esempio, il settore dei trasporti - di cui il relatore si occupa in prima persona - ha visto interventi diretti e nazionalizzazioni, come nel caso di Alitalia. A sua volta Lufthansa ha ricevuto ingenti ricapitalizzazioni statali; in Gran Bretagna ci sono stati prestiti garantiti alle compagnie aeree per sopravvivere ai blocchi. In generale, i governi di tutto il mondo si sono attivati per tamponare l'effetto che le misure volte a rallentare la globalizzazione hanno inferto ai commerci e ai trasporti internazionali. Effetti simili si sono visti in tutti i settori dell'economia, come emerge chiaramente dai dati sul rapporto debito/PIL nel 2020 e nel 2021, in forte crescita rispetto agli anni precedenti (soprattutto nei Paesi OCSE). La risposta statalista alla pandemia, insomma, ha prodotto una dilatazione dei debiti sovrani.

Quali potevano essere le alternative a questo tipo d'interventismo? L'introduzione della concorrenza di mercato nell'economia ha sempre portato a un aumento di beni e servizi, di pari passo con prezzi più bassi e una maggiore soddisfazione dei clienti. Questa soluzione, paradossalmente, è stata presa in tempi non sospetti proprio nel settore dei trasporti in Italia, con l'introduzione della concorrenza sulla gestione delle ferrovie. Inoltre, nei settori più privatizzati dell'economia abbiamo potuto osservare come fosse già nell'interesse degli investitori privati l'adozione di misure di sicurezza supplementari per rassicurare e incoraggiare i potenziali clienti. Le soluzioni statali non hanno invece benefici provati sul lungo periodo, a fronte dei notevoli costi per un'ampia parte dei cittadini: sia nel breve termine, sia anche e soprattutto in futuro.

Questa espansione dell'intervento statale nell'economia avrà ovviamente conseguenze negative di lungo termine sul mercato. Innanzitutto, si dovrà fare i conti con la fondamentale insostenibilità di un così ampio disavanzo fiscale, creato per finanziare titaniche misure di contenimento nel breve termine. Questo squilibrio verrà senz'altro pagato dal mercato globale, che subirà profondi mutamenti. Saranno necessarie tasse sempre più alte, con ovvie conseguenze sull'innovazione e sulla produttività. Nel migliore degli scenari, l'equilibrio in cui l'economia globale ha vissuto finora non potrà che spostarsi verso un nuovo status quo, con inediti equilibri di potere e nuove catene di produzione, sostenute da innovazioni tecnologiche che potrebbero supplire all'onere del fisco dei Paesi più sviluppati.

A causa della grande asimmetria della crisi Covid-19, dovuta in parte anche al periodo di forte crescita delle economie in via di sviluppo in Asia negli anni precedenti, le conseguenze di interventi così invasivi si avranno anche dal punto di vista geopolitico.

Inutile dire che la grande favorita del 2022 e degli anni successivi sarà la Cina. Sembra sempre più probabile che la capacità del mercato cinese di approfittare della crisi internazionale per riprendere in mano le redini dell'economia globale possa portarla a essere l'area più ricca del pianeta. Questo sbilanciamento pericoloso della guerra commerciale con l'Occidente, cominciata soprattutto nell'era Trump, potrebbe portare in futuro a un ritorno di blocchi economici su basi geopolitiche, tutelando la volontà dei governi di non perdere il primato sui rapporti coi propri alleati.

11 novembre 2021