Il 15 aprile 2026 l’Istituto Liberale ha organizzato l’evento Economia ribelle, società libera, in collaborazione con Students For Liberty Svizzera e LPU (Law and Politics in USI). La serata ha visto come protagonista Marco Bizzi, in una presentazione del suo ultimo libro Economia ribelle. Fuori dal sistema, l’alba di una nuova era. Il libro di Bizzi non è un testo accademico e nemmeno un manuale. Si tratta invece di un invito a guardare il mondo con occhi nuovi, smontando le verità preconfezionate e mettendo in discussione ciò che abbiamo sempre dato per scontato. Si tratta insomma di un atto di ribellione, pacifico ma radicale, contro un sistema che ci vuole ingranaggi silenziosi in una macchina che non controlliamo. Questo testo nasce insomma dalla constatazione che non siamo liberi perché ci siamo abituati a una prigione fatta di tasse invisibili, inflazione strutturale, monete senza valore reale, e burocrazia soffocante. Il libro propone tesi libertarie ed esperienze, dubbi, domande scomode e tentativi di risposta: uno sguardo critico sullo Stato e una riflessione sul denaro, sulla proprietà, sul lavoro e sulla sicurezza.
Il testo presenta il Polesine come un caso emblematico di inefficienza della finanza pubblica protratta nel tempo. Dopo l’alluvione del 1951, ingenti risorse economiche sono state riversate nel territorio con l’obiettivo di stimolare uno sviluppo paragonabile a quello del nord-est italiano, ma tale crescita non si è mai concretizzata in modo significativo. L’economia locale è rimasta dipendente dai finanziamenti pubblici, con settori, come quello rurale, sostenuti artificialmente. Il territorio, composto da circa 230.000 abitanti distribuiti in 51 comuni, è caratterizzato da numerose aree industriali e artigianali oggi in gran parte abbandonate. Esempi concreti includono infrastrutture costose ma inutilizzate, come una pista ciclabile con biciclette elettriche e un outlet ormai chiuso. Secondo l’autore, gli enti pubblici agiscono come dissipatori di ricchezza, trasferendo risorse da contesti produttivi o dalle generazioni future verso realtà incapaci di impiegarle efficacemente. Questo genera un ciclo in cui le imprese nascono grazie ai sussidi ma falliscono una volta esauriti. Nonostante ciò, la richiesta di nuovi fondi continua, evidenziando una dipendenza sistemica. Il Polesine diventa così un laboratorio che dimostra come gli interventi pubblici possano produrre benefici temporanei ma effetti negativi nel medio-lungo periodo.
Il pensiero libertario di Bizzi si fonda sull’individuo come unità centrale dell’azione e della libertà. Egli distingue il libertarismo dal semplice liberismo economico, sottolineando che la libertà consiste nell’assenza di coercizione e nella possibilità di stipulare accordi volontari. Riprendendo una visione di matrice lockiana, l’individuo è l’unico soggetto capace di pensare e agire, e la libertà collettiva deriva dalla cooperazione tra individui liberi. Tuttavia, questa libertà può essere erosa in modo subdolo attraverso la sovrabbondanza di informazioni e attività che sottraggono tempo e consapevolezza. Essere liberi significa dunque essere presenti a se stessi e vivere in modo consapevole. L’autore rifiuta la tradizionale collocazione politica lungo l’asse destra-sinistra, proponendo invece una scala basata sul grado di statalismo. In questa visione, i libertari si collocano al livello più basso di intervento statale, includendo diverse correnti fino all’anarco-capitalismo, visto come ideale teorico. Fondamentale è anche la “triade” di vita, libertà e proprietà privata, che rappresenta rispettivamente presente, futuro e passato. Bizzi esplora infine il rapporto tra libertarismo e fede, sostenendo la compatibilità tra libertà individuale e spiritualità, purché i due ambiti restino distinti.
Una parte centrale del testo è dedicata alla critica del sistema monetario fiat, considerato dall’autore una delle principali cause delle crisi economiche moderne. Il denaro, originariamente nato come strumento spontaneo di scambio tra individui, è oggi controllato da istituzioni bancarie che lo creano attraverso il debito. Questo meccanismo genera inflazione e instabilità, poiché la moneta non è più legata a ricchezza reale ma a promesse future. A differenza del passato, quando il denaro richiedeva lavoro per essere prodotto e acquisito, oggi viene creato senza sforzo dalle istituzioni, mentre il cittadino deve lavorare sia per ottenerlo sia per difenderne il valore. In questo contesto, Bitcoin viene presentato come un’alternativa innovativa, basata su un legame diretto tra energia e valore attraverso il meccanismo della proof-of-work. Pur non destinato a sostituire completamente la moneta tradizionale, rappresenta un’opzione universale e accessibile, con caratteristiche di divisibilità e scarsità matematica. L’autore interpreta le crisi economiche, come quella del 2007, alla luce della teoria austriaca, attribuendole alla continua espansione monetaria. Bitcoin diventa anche uno strumento educativo, capace di avvicinare le nuove generazioni a discipline complesse come economia, crittografia e filosofia.
Infine, Bizzi descrive il libertarismo come una pratica quotidiana, più che una semplice teoria politica. Vivere da libertari significa rispettare il principio di non aggressione, evitando di imporre la propria volontà sugli altri e assumendosi la responsabilità delle proprie azioni. Questo approccio si riflette in ogni ambito della vita, dalle relazioni personali al lavoro. Il libertario privilegia il dialogo e la persuasione rispetto al controllo, accettando le difficoltà di un percorso che richiede coerenza e autocontrollo. L’autore porta esempi personali per illustrare tali principi, come il rifiuto di partecipare a incentivi statali ritenuti distorsivi o la necessità di adattarsi a obblighi lavorativi pur mantenendo una posizione critica. Essere libertari implica anche rifiutare privilegi derivanti dallo Stato, riconoscendo che ogni vantaggio ottenuto politicamente grava su altri individui. In ambito familiare, ciò si traduce in un’organizzazione basata sull’autonomia e sul rispetto reciproco. La libertà non è ereditata, ma costruita continuamente attraverso le scelte quotidiane. La sfida contemporanea non è più contro un oppressore evidente, ma contro un sistema che sottrae tempo e attenzione, riducendo la capacità degli individui di vivere pienamente la propria libertà.



