C’è un termine che, da tempo, ha acquisito un enorme spazio entro il linguaggio politico: si tratta di “gratis”. In
effetti, in larga parte dell’Occidente troviamo demagoghi e populisti di vario tipo che si presentano di fronte al
pubblico avanzando il progetto di garantire a chiunque, e a costo zero, questo o quel servizio. Propongono
qualsiasi cosa senza chiedere nulla e non c’è da stupirsi del fatto che molti li votino.
Come si usa dire in lingua inglese, però, “no lunch is free”; ossia, nessun pasto è gratis. Ovviamente ognuno
può andare con un amico al ristorante e pagare per lui; e analogamente possiamo invitare chi vogliamo a casa
nostra, dopo essere passati al supermercato e avere dedicato il proprio tempo alla cucina. Abbiamo fatto molte
volte la piacevole esperienza di una cena regalata, ma soltanto perché qualcun altro ha sostenuto le spese.
Quello che vale nella vita quotidiana, vale anche in politica. Nei paesi in cui la sanità è presentata dal ceto
politico come gratuita, in realtà abbiamo una tassazione generale che prende soldi a chi lavora e poi finanzia i
medici, gli ospedali, i farmaci e via dicendo. E lo stesso vale per la scuola gratuita, il gratuito patrocinio legale e
tutto il resto.
Quando i demagoghi vi promettono servizi a costo zero, le possibilità sono soltanto due: o pensano di prendere i
vostri soldi in altro modo (sganciando il servizio dal suo onere); oppure pensano di far pagare a qualcun altro il
beneficio che ricevete. In entrambi i casi, che stiano tassando voi o qualcun altro, si va incontro a numerose
difficoltà.
Al contrario, connettere ogni servizio al suo prezzo induce a comportamenti responsabili e razionali. Se le
automobili non sono gratuite, ma invece vengono offerte entro un mercato privato concorrenziale, io acquisto
una vettura soltanto se mi serve davvero, e la compro con le caratteristiche (rapporto tra costo e opportunità)
che meglio corrispondono alle mie esigenze. Se le cose non sono così, le conseguenze sono disastrose.
Senza andare molto distante, nella repubblica italofona posta a sud di Chiasso con la nascita del servizio
sanitario nazionale (copiato dal modello inglese) i farmaci vennero distribuiti senza oneri per il paziente. Era
sufficiente recarsi dal medico di famiglia e farsi prescrivere il prodotto. Quanti avevano molto tempo, insomma,
senza spendere una lira potevano avere tutte le medicine che desideravano. Le conseguenze furono due: un
consumo eccessivo di medicinali (per nulla salutare); e crescenti costi per lo Stato. Nelle case di ogni italiano, o
quasi, si poteva trovare un armadietto traboccante di farmaci di ogni tipo. Per porre fine al disastro, non a caso,
fu introdotto il pagamento di un ticket.
In linea generale quando un politico ci offre qualcosa di gratuito (che si tratti di un concerto in piazza oppure
della scuola per i figli) è perché ci ha già sottratto le risorse necessarie a finanziare quei servizi. Avrebbe potuto
lasciare a noi quei franchi e poi permetterci di comprare quanto più ci convince, ma in questa maniera il suo
potere e il suo ruolo ne avrebbero risentito. Per giunta, se è un politico abile e sa gestire bene la comunicazione
egli riuscirà a convincere larga parte del pubblico che quei soldi non vengono da chi poi usufruisce quelle
attività, ma qualcun altro. Dai più ricchi, in particolare.
In questo senso uno dei maggiori vantaggi dell’assetto istituzionale elvetico è la localizzazione del potere. Entro
un comune oppure un cantone non troppo grandi è difficile far credere al cittadino che i soldi cadono dal cielo o
che, analogamente, vengono da altri. Non a caso in Svizzera permane un sistema sanitario che, con tutti i suoi
limiti (connessi alla regolamentazione), rigetta l’idea che la salute sia un bene gratuito. Ognuno deve comprare
la propria cassa malati e il potere pubblico eventualmente interviene ad aiutare finanziariamente chi non ha
soldi.
Convincersi che sia possibile avere qualcosa senza dare nulla significa entrare in mondo alla rovescia: in cui si
può e si deve usare la violenza della legge per spogliare il prossimo. Oltre a ciò, la logica dei servizi pubblici
regalati comporta, quasi fatalmente, l’aumento della tassazione e del debito pubblico. Spesso la qualità tende a
degradarsi, ma come ci si può davvero lamentare se non si è speso neppure un franco? E se poi i politici
dettano l’ispirazione culturale dei servizi che ci omaggiano non possiamo certo stupirci.
In fondo, ogni volta che i poteri pubblici ci regalano qualcosa ci troviamo già entro un mondo parzialmente
sovietico. Nell’Urss di Krusciov e Breznev tutto era gratis e scadente, oltre che ideologizzato. Non dovremmo
mai dimenticarlo.
(Articolo originariamente pubblicato su Il Mattino della Domenica, 3 maggio 2026.)



