La crisi catalana. Da dove viene? Dove ci porta?

Incontro su le questione dello Stato moderno, dell'ordine federale e della sfida della secessione.

Lo scorso 28 aprile si è tenuto un incontro organizzato dall'Istituto Liberale e dalla LPU (Law and Politics in Usi) che ruotava attorno all'attuale crisi politica in Catalogna.

Dopo un breve saluto di Emanuele Martinelli, Vicepresidente della Law and Politics in Usi, la parola è andata a Juri Orsi, il cui principale obbiettivo è stato quello di elucidare i vari nodi della questione catalana. In particolare, ha dato una panoramica storica al movimento indipendentista, mettendo l'accento su alcuni episodi rilevanti. In principio ha ricordato la nascita del movimento indipendentista, che inizialmente aveva solo lo scopo di rendere la Catalogna maggiormente autonoma nei confronti di Madrid. Tuttavia dal 2005, con l'ascesa della destra Spagnola, il dialogo con Madrid cessò in modo tale da costringere il movimento a cambiare rotta verso l'indipendentismo. Nel 2010 vengono poi giudicate non costituzionali il concetto di “nazione catalana” e la preferenza della lingua catalana su quella Spagnola, entrambi presenti nello statuto di autonomia della regione. Si ricordano poi il referendum di consultazione del 2014, ritenuto illegale dalla Spagna e il referendum dello scorso ottobre che ha portato una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte delle autorità catalane e ha avuto conseguenze particolarmente importanti, tra cui alcuni arresti di personalità della società civile e della politica, nuove votazioni in Catalogna e ripetuti tentativi — da parte di Madrid — d'interferire con l'elezione di un presidente che fosse espressione della maggioranza indipendentista.

In un secondo momento la parola è andata a Carlo Lottieri, Presidente del comitato dell'Istituto Liberale, che ha commentato le vicende dal punto di vista della filosofia politica. In particolare, l'aspetto che più colpisce è che la Catalogna, con la sua spinta indipendentista, è arrivata a mettere in discussione il concetto stesso di Stato moderno. Quest'ultimo infatti poggia su diversi pilastri, i quali vengono radicalmente sfidati dal movimento catalano. Primo fra essi è il concetto di perpetuità dello Stato: lo Stato si legittima ponendosi come perpetuo, quasi a voler emulare l'eternità di Dio. In secondo luogo, con la rivendicazione catalana viene meno la territorialità dello Stato, altro cardine della Statualità. Infine, viene meno la sovranità dello Stato, forse l'elemento più importante attorno a cui si è costruita la mitologia dello Stato moderno. Viene meno perché cozza con la democrazia, storicamente utilizzata come uno strumento dei espansione del potere, ma che, nella radicalità della spinta catalana, si trova in tensione con la sovranità dello Stato. E questo perché i catalani si appellano ad un'altra visione della nazione rispetto a quella dello Stato spagnolo; una visione che non ha si basa su un fattore geografico, linguistico o su altri fattori oggettivi, ma con il consenso. Nella celebre conferenza Che cos'è una nazione? Renan afferma che la nazione è un “plebiscito di tutti i giorni”. Ed è in nome di questa visione che i catalani avanzano le loro richieste.

Verso la fine dell'incontro Lottieri ha anche illustrato alcuni vantaggi che conseguirebbero al formarsi di tante piccole realtà politiche, qualora vincessero i diversi gruppi indipendentisti europei. In una realtà politicamente frammentata come può esserlo la Svizzera morirebbero il parassitismo pubblico e il protezionismo, non praticabili in un contesto dove le spese divengono più visibili per i contribuenti. Inoltre si creerebbe un clima di competizione istituzionale che non farebbe altro che incentivare il sistema pubblico ad essere più giusto nei riguardi della popolazione europea.

All'incontro è seguito un dibattito che ha coinvolto l'intero pubblico presente in sala.

28 aprile 2018