Scienza, potere e libertà. Cosa sta succedendo?

Webinar organizzato dall'Istituto Liberale per analizzare la risposta governativa alla crisi sanitaria da Covid-19

Il 10 dicembre 2020 l'Istituto Liberale ha organizzato il webinar Scienza, potere e libertà, in collaborazione con l'associazione studentesca LPU (Law and Politics in USI), attiva all'università di Lugano, e con Students For Liberty Svizzera Italiana. Tema della serata è stata l'analisi della risposta governativa alla crisi sanitaria innescata dal Covid-19. La legittimazione politica che stanno ricevendo un po' ovunque manovre sempre più dispendiose sia in termini economici che in termini di libertà personale deriva, a quanto sembra, dall'opinione esperta della comunità medico-scientifica. Si può presagire l'avvento, pertanto, di una nuova forma di tecnocrazia, un'espertocrazia?

Apre la serata Carlo Lottieri, professore di filosofia politica e del diritto a Lugano e a Verona, nonché presidente della sezione italofona dell'Istituto Liberale. Il professore ha introdotto il taglio accademico con cui verrà affrontato il tema: questa crisi sanitaria ci ha portato a riconsiderare il rapporto tra scienza e potere politico sul piano generale. La risposta dei governi alla pandemia da Covid-19, infatti, ha toccato la legittimazione delle scelte dell'autorità. Fin dai tempi di Platone la conoscenza, in particolare la conoscenza scientifica, ha giocato un ruolo di legittimazione del diritto e dell'azione politica. La storia, a complicare le cose, ci ha insegnato che il diritto, per quanto voglia porsi come una scienza, si fonda su tutta una serie di conoscenze pratiche, perizie e informazioni sui fatti che non sono racchiudibili nei tipici paradigmi del sapere scientifico. Perciò, appellarsi alla comunità scientifica per restringere le nostre liberà è una manovra che può essere effettuata tutt'altro che a cuor leggero.

Il relatore principale è Roberto Festa, professore di filosofia della scienza presso l'università di Trieste. La sua presentazione comincia con una breve analisi storica della pandemia per riflettere sul rapporto tra i governi e le indicazioni provenienti dalla comunità scientifica. Importante punto di partenza di questo discorso è l'analisi concettuale di ciò che è la scienza, che, dal punto di vista della filosofia della scienza, si può distinguere in scienza pura, lo sforzo cumulativo del sapere umano sul mondo, e scienza applicata, che, mediata dal parere dei singoli scienziati su casi particolari, si tramuta in tecnologia. Chi deve informare le decisioni degli individui? Chi appartiene alla comunità scientifica autorizzata a fornire queste raccomandazioni? Chi sono questi scienziati che sono legittimati a stabilire o guidare le prese di posizione politiche? Stabilire i fini della scienza, soprattutto dopo il Novecento, non è cosa semplice, così come non è semplice trovare il confine tra l'opinione che specula sull'applicazione della scienza e quella che si rifà interamente alla scienza pura.

Un'analisi filosofica del rapporto tra le varie parti della scienza sottolinea la complessità di questo processo di applicare la scienza alle decisioni politiche. Un esperto scientifico onesto deve ammettere che, così come le opinioni esperte che vanno a informare la linea politica in un periodo di crisi sanitaria come questo condividono dei fondamenti che poggiano sulla scienza pura, questa stessa scienza pura non vuole nemmeno porsi come una guida assolutamente certa alla propria applicazione nel mondo della politica e della società. Oltre a ciò, si aggiungono le varie incompetenze che vanno a colpire la traduzione delle opinioni esperte in decisioni politiche. Ogni decisione politica, infatti, è profondamente vessata dall'incompetenza decisionale degli esperti sui meccanismi istituzionali che pretenderebbero di formare, da una parte, e dall'altra dall'incompetenza scientifica dei governanti che si ritrovano a ordinare, e soprattutto ad aggregare, le opinioni talvolta divergenti di diversi scienziati.

Le decisioni politiche legittimate in uno stato d'emergenza come quello che stiamo vivendo sono l'impossibile incontro tra le metodologie e le conoscenze di vari esperti di vari settori. Si può dunque parlare oggi di un'espertocrazia, ad una preponderanza dello scienziato sulla decisione politica? Allo stato attuale delle cose, sembra che i governanti, presentandosi come anello di raccordo di tutti i pool di esperti e di tutte le opinioni, possano utilizzare gli scienziati come foglie di fico per giustificare e legittimare le proprie azioni politiche. La verità è che prendere decisioni così complesse dal punto di vista dei livelli che si intrecciano è già troppo difficile per una comunità locale. Quando le decisioni sono di carattere sanitario o economico, infatti, l'unico modo di impedire la proliferazione di questa incompetenza dei governanti rafforzata dal meccanismo delle opinioni esperte è decentralizzare il potere politico.

10 dicembre 2020