L’8 luglio 2026 l’Istituto Liberale ha organizzato l’evento Occidente contro Occidente, in collaborazione con Students For Liberty Svizzera e LPU (Law and Politics in USI). La serata ha visto come protagonista Marco Bassani, in una presentazione del suo ultimo libro Occidente contro Occidente. Elegia prima del suo trionfo. La presentazione ha approfittato del contributo di due commentatori, ovvero Paolo Pamini e Antonio Foglia. L’incontro si è infatti aperto con l’introduzione di Paolo Pamini, docente all’ETH di Zurigo e consigliere nazionale, che ha presentato il libro come occasione per discutere una tesi provocatoria ma storicamente argomentata: non esisterebbe un unico Occidente, bensì due Occidenti distinti, quello europeo e quello statunitense. Pamini ha inquadrato il dibattito nel contesto politico svizzero attuale, richiamando l’importanza di calibrare cautamente i rapporti con l’Unione Europea e sostenendo che la Svizzera abbia un ruolo particolare nella storia politica occidentale. Circa il rapporto fra Svizzera e Stati Uniti, Pamini l’ha presentato come legame circolare: senza il modello svizzero, i Padri Fondatori americani avrebbero avuto meno riferimenti repubblicani non monarchici a cui attingere; allo stesso tempo, senza gli Stati Uniti non si sarebbe sviluppata la Svizzera moderna come la conosciamo dal 1848. Pamini ha richiamato anche la tradizione comunitaria e federalista svizzera, mostrando come la pluralità dei cantoni, delle religioni e delle forme di governo abbia contribuito a fornire precedenti utili alla strutturazione del progetto politico statunitense.
Antonio Foglia, economista e vicepresidente della Banca del Ceresio, ha invece spostato l’attenzione dal piano storico a quello teorico e contemporaneo, soffermandosi sul contenuto del libro e sulle domande che esso suscita. Ha descritto il volume come una raccolta di riflessioni che attraversano le radici comuni dell’Occidente, l’immigrazione, i confini e il rapporto con l’Islam, fino al confronto tra Europa e Stati Uniti in termini economici, istituzionali e culturali. Foglia ha espresso alcune perplessità sulla conclusione del libro, osservando che il testo sembra chiudersi con un quadro piuttosto cupo, nel quale lo Stato appare dominare l’economia anche negli Stati Uniti, senza offrire una vera via di uscita alternativa al modello europeo che insidi il sogno americano. Inoltre, v’è un problema nella distinzione fra Stato e governo, fra burocrazia e politica, portata avanti da Bassani: pur condividendo molte critiche al dirigismo contemporaneo, Foglia ha valorizzato concetti come la società aperta di Popper, il mercato spontaneo secondo Hayek e la concorrenza istituzionale, ribadendo il ruolo storico della Svizzera e del suo modello federale nel comporre una via possibile per preservare libertà e pluralismo.
L’autore, Marco Bassani, professore di storia delle dottrine politiche presso l’università telematica Pegaso, ha risposto infine alle interpretazioni di Pamini e Foglia. La sua risposta ha ripresentato l’impianto generale del libro, chiarendone il tono e le intenzioni. Bassani ha rivendicato l’influenza svizzera sulla storia americana, ricordando figure e riferimenti precisi come Albert Gallatin e i dibattiti costituzionali del 1787-1788, in cui la Confederazione elvetica era spesso citata come esempio di autogoverno popolare. L’obiettivo del volume, ha spiegato, non è celebrare in modo ingenuo l’America contro una versione demonizzata della politica europea, ma mostrare come Svizzera e Stati Uniti rappresentino due modernità differenti e, al tempo stesso, due repubbliche federali capaci di resistere alla logica dello Stato centralizzato. Bassani ha insistito sull’idea che il vero problema dell’Occidente sia il suo universalismo: la tendenza a leggere tutte le culture mondiali attraverso categorie occidentali, proiettandovi le proprie ossessioni e i propri criteri di giudizio. In questo senso, ha criticato sia la deriva statalista europea sia la crescita del potere politico negli Stati Uniti, compreso il controllo esercitato su big tech e finanza.
Un altro nucleo del dibattito ha riguardato il rapporto fra libertà economica, regolazione statale e trasformazione delle società contemporanee. Foglia ha ricordato che negli anni Settanta, secondo la sua esperienza, i movimenti di capitale e la segretezza bancaria offrivano maggiori margini di libertà rispetto a oggi, mentre le norme recenti e lo scambio automatico di informazioni hanno ridotto drasticamente la capacità di diversificazione istituzionale dei risparmiatori, soprattutto in paesi difficili. Bassani ha condiviso l’idea che oggi lo Stato abbia esteso la propria presa sull’economia, ma ha sottolineato che questo processo non va interpretato come semplice inevitabilità storica: è il frutto di una precisa concezione della modernità, opposta a quella liberale e federale. Entrambi gli interventi hanno evidenziato una tensione di fondo fra ordine spontaneo e centralizzazione, fra concorrenza fra istituzioni e concentrazione del potere. In questa cornice, la Svizzera è emersa come laboratorio politico singolare, caratterizzato da democrazia diretta, federalismo e competizione fra livelli di governo, elementi che secondo i relatori restano ancora oggi un antidoto alla standardizzazione statalista.
Nel complesso, l’evento ha offerto una discussione densa e articolata su identità occidentale, Stati federali e destino della libertà politica. Il confronto ha mostrato come il libro di Bassani non si limiti a una ricostruzione storica, ma proponga una lettura critica della modernità, mettendo in discussione l’idea di un unico modello occidentale e la fiducia nel progresso statale centralizzato. Pamini ha insistito sulla specificità svizzera come eredità storica e risorsa politica, mentre Foglia ha richiamato i limiti dell’ottimismo economico e la fragilità delle istituzioni contemporanee. Bassani, dal canto suo, ha ribadito che il vero discrimine non passa tra Europa e America in senso astratto, ma tra due modi diversi di concepire il potere, la conoscenza e la convivenza civile. Il dibattito ha quindi restituito l’immagine di una Svizzera non periferica ma centrale nella storia delle libertà occidentali, e di un Occidente diviso tra la sua vocazione federale e la tentazione del controllo.



