Gianfranco Miglio tra scienza politica e teoria federale

Convegno a Como e Lugano per analizzare l'attualità del filosofo.

Il 25 e il 26 maggio si sono tenute a Como e Lugano due intense sessioni di lavoro organizzate dalla Cattedra di Storia Moderna dell'Università dell'Insubria e dall'Istituto Liberale sul pensiero di Gianfranco Miglio, a 100 anni della sua nascita, le quali hanno ripercorso da una parte il suo pensiero in quanto scienziato della politica e dall'altra in quanto teorico del federalismo.

Prima sessione — Como, 25 maggio

Nella prima sessione del Convegno, ha preso la parola Leo Miglio, figlio del Professor Miglio e fisico di formazione — insegna Fisica all'Università Bicocca —, che ha cercato di sviluppare il rapporto metodologico che c'è fra il pensiero di Miglio e le scienze naturali. La riflessione si è dunque focalizzata sul positivismo del pensatore Comasco, mostrandone gli aspetti positivi e le varie difficoltà create da questo approccio.

Dopodiché è toccato al Professor Paolo Luca Bernardini della Cattedra di Storia Moderna dell'Università dell'Insubria, che ha parlato di alcuni primi studi del Professor Miglio sulla neutralità, e poi sullo Stato Italiano, cercando di ricostruire le origini del suo pensiero.

In seguito ha preso la parola il Professor Vitale, che insegna all'Università degli Studi di Milano, che si è concentrato sul ruolo della rendita politica all'interno delle società statuali, le quali sono difficili da pensare senza tenere conto che esse siano caratterizzate dalla continua sottrazione di risorse ai loro cittadini.

Ha chiuso questa mezza giornata Francesco Mascellino, dottorando dell'Università dell'Insubria, allievo del Professor Bassani, che ha proposto una riflessione sull'opposizione tra paesi caldi e paesi freddi, mostrando l'importanza di avere delle istituzioni che si adattino a contesti e antropologie locali.

Seconda sessione — Lugano, 26 maggio

Nella seconda sessione del Convegno, per primo ha preso la parola Paolo Pamini, Vicepresidente del Comitato dell'Istituto Liberale, che ha salutato i presenti a nome di quest'ultimo. In seguito, è toccata a Carlo Lottieri, che dopo aver riassunto la sessione precedente, ha introdotto il moderatore della giornata, Giancarlo Dillena, già Direttore del Corriere del Ticino.

Quest'ultimo ha dato la parola al Professor Damiano Palano, che insegna Filosofia Politica all'Università Cattolica di Milano. Nel suo intervento Palano ha voluto mostrare come i due elementi della riflessione migliana teoria politica e federalismo, non siano da considerare distinti fra loro — come spesso succede —, ma come manifestazioni differenti di una costante attenzione alla storia e alla politica. La fase federalista, sottolinea il professore, non è infatti altro che la risposta politica al declino degli Stati Nazionali e del diritto internazionale di cui si era occupato quando studiava le tesi di Carl Schmitt e Otto Brunner.

In un secondo momento la parola è tornata al Professor Carlo Lottieri, il quale ha cercato di comprendere in quale misura Miglio possa essere definito liberale, in senso classico. Viene certamente difficile dare una risposta a questa domanda, non solo perché non era un dottrinario, ma anche per il contesto storico in cui la riflessione migliana prendeva piede. Nel Novecento infatti la parola “liberale” aveva ricevuto una connotazione civile contraria al liberoscambismo da parte di Benedetto Croce — che aveva distinto liberalismo da liberismo. Tuttavia, Lottieri sottolinea il fatto che vi siano diversi fattori che a partire dalla sua riflessione scientifica sulle istituzioni, possono legarsi ad un'ottica liberale. In particolare il suo realismo politico lo ha spinto a desacralizzare lo Stato, dal punto di vista ideologico e a denunciarne il parassitismo, mostrando una grande considerazione della proprietà. Non da ultimo il tema federalista e liberale della rivolta fiscale nei confronti dello Stato centrale. Lottieri conclude poi che il tema del diritto di secessione, che colpisce nel cuore la Statualità.

Da ultimo è intervenuto anche Luigi Marco Bassani, professore di Storia delle Dottrine politiche, che è stato fra gli ultimi allievi di Miglio. In questo caso la riflessione si è focalizzata sullo Stato Moderno, centro e orrizzonte ultimo della Politica. La logica dello Stato è quella della coercizione, del commando e dell'obbligo. Ad essa si oppone un'altra logica: quella del mercato e della proprietà. In questa opposizione, la riflessione migliana s'inserisce nella descrizione degli “affanni dell'ideologia statuale”, i quali si sono ormai trasformati in una rapina fisicale del 70 % dei frutti del proprio lavoro. Nel riflettere su questi affanni, è molto difficile, conclude Bassani, uscire dai concetti a noi imposti del modello statuale.

Agli interventi è seguita una lunga e partecipata discussione con il pubblico su diversi temi tra cui il liberalismo, la proprietà e il federalismo, in Svizzera e in Italia. Alcune persone hanno anche raccontato alcuni aneddoti vissuti in prima persona con il Professor Miglio.


Provincia di Como, 28 maggio 2018:

Corriere del Ticino, 26 maggio 2018:

30 giugno 2018