Indice internazionale dei diritti di proprietà 2015

La Svizzera perde una posizione nella classifica dell'indice dei diritti di proprietà.

In Svizzera, La garanzia della proprietà si è indebolita nell'ultimo anno. Questo è quanto risulta dall'indice internazionale 2015 dei diritti di proprietà, indice riguardante 94% della popolazione mondiale e pubblicato ogni anno dall'Istituto Liberale in collaborazione con la Property Rights Alliance. La Svizzera perde 0.1 punti e si attesta così a 8.1 punti su un massimo di 10. I paesi nordici continuano invece a convincere grazie alla robustezza delle loro istituzioni. Infatti, la Finlandia e la Norvegia si classificano in testa seguiti, nell'ordine, da Nuova Zelanda, Lussemburgo, Singapore, Svizzera, Svezia e Giappone.

La Svizzera continua a beneficiare di una protezione adeguata della proprietà intellettuale e di una stabilità politica relativamente elevata. Tuttavia, la garanzia della proprietà fisica è stata erosa dall'indebolimento della sfera privata finanziaria e dall'aumento delle costrizioni e dei declassamenti nell'ambito della pianificazione del territorio dovuto alle nuove disposizioni centralizzate della Confederazione e all'accettazione dell'iniziativa sulle residenze secondarie. Tra i migliori dieci paesi della classifica globale solo l'Olanda garantisce una protezione della proprietà fisica inferiore a quella della Svizzera.

Risultati della Svizzera:

  • Contesto legale e politico: 8,5 (-0,1)
  • Protezione della proprietà fisica: 7,5 (-0,2)
  • Protezione della proprietà intellettuale: 8,0 (stabile)

La sicurezza dei diritti di proprietà è spesso considerata come acquisita. Tuttavia essa costituisce ancora il principale fattore di sviluppo e prosperità laddove il contesto legale è in parte carente. La correlazione tra diritti di proprietà e libertà economica è evidente. Questo si manifesta attraverso le variazioni dei redditi annuali medi per abitante: il quintile dei paesi in cui i diritti di proprietà sono salvaguardati al meglio si attesta su un reddito medio di 44.542 dollari, vale a dire all'incirca il doppio del reddito medio del quintile successivo e ben oltre i 1880 dollari totalizzati dai paesi dell'ultimo quintile. Al di là della sua influenza sul benessere materiale, la sicurezza dei diritti di proprietà ha anche delle implicazioni importanti per lo sviluppo umano e la pace sociale.

Riguardo la situazione del Medio Oriente e dell'Africa del Nord, regioni in preda a importanti incertezze politiche e alla piaga del terrorismo, nel rapporto di quest'anno l'economista Hernando de Soto (Istituto per la Libertà e la Democrazia di Lima) ricorda l'esperienza peruviana. Come in molti sistemi autoritari, la vecchia élite peruviana considerava che i poveri, poco istruiti, non avevano la capacità di partecipare all'economia e, quindi, non necessitavano del diritto di possedere dei beni. Privati della possibilità di possedere legalmente i frutti del proprio lavoro, i peruviani non hanno avuto altra soluzione che fare ricorso alla ribellione violenta. La spirale della violenza che ne è conseguita è stata fermata unicamente da riforme aventi lo scopo di proteggere la proprietà individuale di tutta la popolazione e la diminuzione del tempo necessario per aprire un'impresa (passata da 278 giorni a uno solo). Le 388'000 nuove imprese e 558'000 nuovi impieghi che sono stati creati a seguito di queste riforme hanno offerto un'alternativa alla violenza e privato i gruppi terroristi di molte potenziali reclute. Si stima che ci siano almeno 300 milioni di persone nei paesi arabi in disperato bisogno di una migliore protezione dei propri diritti di proprietà.

I paesi sviluppati hanno un ruolo importante da giocare in questo senso. Invece di promuovere ingenuamente la «democrazia», che in questi paesi spesso si riduce alla periodica elezione di despoti, si dovrebbe cercare di estendere il regno del diritto. Gli accordi di libero scambio, per esempio, potrebbero essere utilizzati per imporre una più grande protezione della proprietà fisica e intellettuale laddove prevalgono delle politiche insufficienti. Secondo Hernando de Soto, è solo in questo modo che i più poveri avranno la possibilità di beneficiare di una mobilità verticale. Riforme di questo tipo hanno senza dubbio delle possibilità di successo più elevate che l'aiuto allo sviluppo che in molti casi non fa altro che perpetuare la povertà e l'industria umanitaria che l'accompagna.

Un'altra dimensione sociale dei diritti di proprietà riguarda il diritto ad accedervi delle donne. Questo aspetto è particolarmente problematico nei paesi meno sviluppati, ed in particolare in Asia, Africa e America del Sud dove la parità dei diritti non è garantita. Il Bangladesh, il Maynmar, la Libia e la Nigeria offrono il contesto peggiore da questo punto di vista. La Finlandia e la Norvegia si trovano in testa anche in questa particolare classifica. La Svizzera si posiziona in settima posizione dietro alla Svezia e al Giappone, ma stavolta davanti a Singapore.

Consultare lo studio:
International Property Rights Index

Novembre 2015